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Non è qui, adesso

Tutti cerchiamo un posto. Il nostro posto, quello che ci appartiene e ci dona serenità.
La nostra vita, gli incontri che facciamo, le decisioni che prendiamo, le scelte di cui ci pentiamo, gli errori che disconosciamo; tutto ciò serve un solo scopo: trovare il nostro posto.
C’è chi passa la vita intera a cercarlo senza mai neppure avvicinarsi a trovarlo, perché non esiste o perché in fondo si è talmente assuefatto alla disperazione della ricerca da non voler più smettere. O più semplicemente perché, in fondo, non vuole trovarlo, per poter continuare a giustificare la miseria che lo impregna e lo circonda. Ma la vita l’abbiamo solo in prestito e al momento di restituirla ci si rende conto che non è servita a nulla se, prima della sua fine, non abbiamo trovato il nostro posto nel mondo.
In fondo non si può neppure affannarsi troppo a cercarlo, perché può essere sfuggente, come un’idea, un nome sulla punta della lingua, la sottilissima fibra di cotone che si poggia sulla pupilla creando un piccolo serpente trasparente che si sposta ogni volta che si cerca di metterlo a fuoco ruotando il bulbo. Spesso devi girare mezzo mondo per scoprire che l’hai lasciato al punto di partenza.
Quello che bisogna imparare a fare è riconoscerlo. Il posto giusto, quello vero, è spesso nascosto fra le pieghe della realtà, dietro lo sguardo di uno sconosciuto, il sorriso di una donna, un invito a cena inaspettato, la spalla di un amico. Chi ci riesce, vince: trova equilibrio, una appagante serenità e un numero variabile di esplosioni di felicità.
Ero convinto di averlo trovato, il mio posto, di averlo riconosciuto. Un lavoro che mi piace, una casa da rendere mia, qualche amico vecchio e nuovo con cui condividere bei momenti. Ci sono stati altri posti che mi hanno illuso, tanti in effetti, ma questo sembrava davvero promettente.
Eppure mi sbagliavo, neppure questo è quello giusto. Lo sembrava, ma non lo è. Non so neppure definire come lo so: una sensazione, un’idea, un malessere latente che mi spinge a domandarmi se lo sia. E quando te lo domandi, smette di esserlo se mai lo è stato.
Metto in valigia una sua fotografia, quella migliore, mentre le altre le lascio appese al muro di questa casa che non sarà più la mia Casa. E riprendo la ricerca, perché il mio posto non è questo, non così, non adesso.

 

Posted by on 3 giugno 2012 in Riflessioni, Sogni

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Sui viaggi nel tempo

Viaggiare nel passato per cambiare il futuro: quale inutile fantasia.
È sufficiente non ostinarsi a compiere scelte sbagliate nel presente.

 

Posted by on 1 maggio 2012 in Aforismi, Riflessioni

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Il mercato e la guerra

Negli anni ’80 le guerre in qualche parte del mondo erano all’ordine del giorno. Per non parlare dei dirottamenti, che almeno allora difficilmente si concludevano con lo schianto del velivolo e conseguente dipartita degli esseri viventi presenti al suo interno.
I telegiornali erano zeppi di immagini di carri armati che avanzavano lenti, bombe che esplodevano e fucili che sparavano. La mia (allora) piccola sorellina, quando vedeva quelle immagini ci chiedeva “Perché lì è arrivata la guerra?” oppure “Ma da noi non arriva la guerra, vero?”. Insomma, parlava come se “la guerra” fosse un’entità, una malattia, un qualcosa che arrivasse e costringesse gli uomini ad imbracciare un fucile.
Beh, forse non era tanto lontana dalla realtà, in fondo la guerra è follia. Ma il ricordo dell’espressione di mia sorella mi è balzato davanti agli occhi proprio in questi giorni, associato ad un’altra entità astratta che sembra arrivare e sconvolgere intere nazioni: “il mercato“. Non parlo certo del mercatino rionale, ma di quel mercato che alza lo spread, svaluta le monete, manda in bancarotta paesi e depone governi democratici.
I telegiornali di questi ultimi mesi parlano di spread che sale, interessi dei titoli di stato alle stelle, di svalutazione di questa o quella moneta. E la causa è il mercato. Se un governo vara una manovra che non piace al mercato, questo lo punisce. Se il mercato chiede, i governi concedono. Insomma, per essere un’entità astratta, questo mercato è proprio un grande schiccheratore di zebedei.
Ho parlato di entità astratta, perché non si può associare i movimenti finanziari ed economici che definiscono un mercato ad un qualcosa di tangibile, tantomeno ad una persona fisica o giuridica. Ma…
Siamo sicuri che dietro l’entità astratta mercato non ci sia qualche entità tutt’altro che effimera che ne condiziona l’andamento? Personalmente questa sicurezza l’ho persa da tempo e anzi sono convinto del contrario. Sono assolutamente certo che dietro la crisi finanziaria di questi ultimi anni ci siano una o più menti che lavorano per raggiungere obiettivi ben precisi. Ci sono tante teorie su chi siano i registi di questa crisi mondiale: gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, FMI, banche a vario titolo. Una cosa è certa, la politica ha perso gran parte del suo potere in favore dei gruppi finanziari più potenti e questo, nonostante i non sempre onesti comportamenti dei politici, non è per niente un bene.
I nostri governi sono ormai alla mercé del mercato e di chi, più o meno occultamente, ne stabilisce (o condiziona) le leggi. Destra, sinistra o centro, oramai nessuno schieramento politico può veramente governare secondo la sua ideologia ma, se non vuole far fallire il proprio stato, deve invece assecondare il mercato.
Beh, la mia piccola sorellina direbbe: “Mamma ho paura che il mercato arrivi anche qui”.
È tardi sorellina, è già qui, nel bene e nel male. Io mi limiterò ad aggiornare i modi di dire: “Piove, mercato ladro”.

 

Posted by on 29 dicembre 2011 in Politica?, Riflessioni

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La giusta età

«Mamma» l’ha detto, adesso basta, lasciatelo in pace.
Ai giardinetti, il solito bamboccio è circondato da donne di varia età che lo stanno torchiando. Volevano che dicesse «mamma» e lui l’ha detto, è crollato quasi subito, ma loro non si accontentano. Ora attaccano con «nonna», poi pretenderanno che pronunci i nomi di tutte le presenti. Vogliono una confessione completa.
Frastornato da quel tourbillon di permanenti fresche, profumi, collane tintinnanti su tette più o meno sode, il piccolo si guarda intorno ed emette un latrato. Le signore ridono, lo trovano carinissimo. L’interrogatorio continua, il bambino si volta verso di me, il suo piccolo mento tremola.
Non posso fare niente per aiutarti, cosetto. Ti sei fatto incastrare, peggio per te, potevi fare finta di dormire, è una vecchia mossa che funziona sempre. Ti serva da lezione: quando avrai problemi con le donne, figlie, ex mogli o portinaie che siano, nessuno ti potrà dare una mano. Ricordatelo bene. Adesso mettiti a piangere. Viene voglia anche a me, ogni tanto. Alla tua età, però, ancora funziona.

Da Un calcio in bocca fa miracoli, di Marco Presta

 

Posted by on 22 ottobre 2011 in Libri, Riflessioni, Risate

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Falling down

Falling DownMia madre mi ha raccontato diverse volte che mio padre, il giorno della mia nascita, è dovuto andare dai carabinieri e chiedere un nulla osta per poter utilizzare l’automobile. Era il periodo della prima grande crisi petrolifera e tutti i governi europei si obbligarono ad uno stato di austerity per risparmiare il prezioso carburante. La stessa crisi che, assieme al mercato dei cereali, causò negli anni seguenti aumenti dei prezzi e svalutazione della moneta.
Il mondo (il mio mondo, anche se a quell’età non me ne poteva fregar di meno) era allo sfascio.
Una decina d’anni più tardi, nel mio mondo accadono avvenimenti quali la strage di Bologna, la strage di Ustica, il tentato assassinio del Papa, la guerra tra Iran e Iraq, l’invasione delle Falkland, le rivolte in Sudafrica contro l’apartheid, l’esplosione di Chernobyl, il primo avvistamento del buco nello strato di ozono.
Insomma, il mondo era ancora allo sfascio, forse anche più di prima.
Dopo un’altra decina d’anni le cose non sembrano migliorare: la guerra in Jugoslavia, il cannibale di Milwakee, l’assassinio di Falcone e Borsellino, lo scandalo “Mani pulite”, il genocidio in Rwanda (che provoca oltre un milione di morti), la guerra in Bosnia, la mucca pazza, la guerra in Kosovo, i cibi alla diossina.
Lo sfascio continua.
Anche nel decennio successivo: l’attacco terroristico alle Twin Towers, la reazione americana con l’invasione dell’Iraq, la SARS, il dramma del Darfur, la strage di Beslan, il maremoto nell’Oceano Indiano, Katrina, l’influenza aviaria, la bolla immobiliare, le prime rivolte dei popoli sottomessi.
E oggi non va molto meglio.
Terremoti, incidenti nucleari, nubifragi, manifestazioni pacifiche trasformate in guerriglia urbana da gruppi di facinorosi.
Il mondo è pieno di brave persone. A voler rimanere legati, per deformazione professionale, ad un più che scientifico ambito statistico, almeno la metà degli abitandi della terra sono classificabili come brave persone.
Ma ogni brava persona fa parte di un gruppo. Una città, una nazione, una fede politica, una fede religiosa. Perfino una tremendamente inutile fede calcistica. Mettili insieme e diventano gente, termine che può tranquillamente essere tradotta in “ammasso di stronzi”. E la gente, si sa, è un mostro incontrollabile. Noi gente riusciamo a produrre una quantità di cazzate tale da riempire ogni santo giorno le pagine dei quotidiani. Noi gente siamo talmente prolofici in quanto a trattamento di elementi scatologici da essere secondi solo agli scarabei stercorari. Sembra proprio che noi gente non riusciamo a vivere senza scendere ogni giorno un gradino più in basso.
Però io di questa continua caduta mi sono francamente rotto i coglioni.

 

Posted by on 20 ottobre 2011 in Riflessioni

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Futurando

Questa storia comincia domani.
Sarà un giorno meraviglioso, pieno di piacevoli sorprese e interessanti novità.
Prenderò tutte le decisioni giuste e pronuncerò sempre discorsi assennati e non avrò bisogno di preoccuparmi che la gente mi fraintenda, perché ogni mia parola sarà cristallina.
Quando uscirò di casa, ci sarà un tiepido sole che scalderà le mie membra senza farmi sudare.
Tutte le persone che incontrerò sorrideranno, perché non avranno alcun motivo per non farlo. Nessun timore, nessuna difesa necessaria. Tutti saranno sereni e felici, perché la vita è bella e niente può turbarla quando fai la cosa giusta.
Volgerò loro un saluto sconosciuto e non mi daranno del pazzo. Invece saluteranno di rimando, con sguardo caldo e solare, colmo di gioia.
Incontrerò famiglie felici, bimbi vocianti, scolaresche in gita, mamme indaffarate e padri con un bimbo sulle spalle.
Il fornaio sarà gentile, il macellaio racconterà una fantastica barzelletta mentre serve una cliente, il benzinaio mi scucirà 50€ per il pieno, ma lo farà con un radioso sorriso sotti i voluminosi baffi.
Mi fermerò davanti alle strisce pedonali attraversate da una ragazza bellissima. Si girerà verso di me sfoderando un incantevole sorriso e mi ringrazierà posando su di me lo sguardo dei suoi luminosissimi occhi verdi incorniciati da meravigliosi riccioli castani. E così, dopo avermi regalato inconsapevolmente qualche attimo di felicità, proseguirà per la sua strada.

Ed io sorriderò.

Domani.

 

Posted by on 19 aprile 2010 in Vaneggiamenti

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Loredana


Un foulard serve solo a ripararsi dal vento.

Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta

bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone

e c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi

furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle

dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta

questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno , come le rose

e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.

Fabrizio De André

 

Posted by on 19 dicembre 2007 in Riflessioni, Vaneggiamenti

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