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Tag Archives: Film

I ponti di Madison County

Qualche volta si ha la fortuna di incontrare una persona speciale. Raramente capita più di una volta nella vita.
Può capitare per strada, quando da un casuale e fugace incontro di sguardi si ha la sensazione di carpire ogni suo pensiero. Se si trova il coraggio di fermarsi e continuare a guardarsi negli occhi, spesso si scoprono delle affinità inimmaginabili.
Può capitare ad una festa, scontrandosi per prendere l’ultima coda di gambero rimasta sul vassoio: “Prendila tu”, “Ma no dai, figurati”, e intanto lo sguardo indaga, rubando e regalando emozioni.
Può capitare al telefono, per un numero composto male. Senti una voce che ti attrae, ci parli e non senti più nulla intorno a te.
A me è capitato in chat, una sera in cui preparavo la pizza e, come mio solito, sputavo idiozie sul canale che frequento abitualmente. E’ cominciata per gioco, proprio sul canale, davanti a tutti. E’ proseguita in privato, una battuta dietro l’altra, come spesso capita in chat.
Ma questa volta è stata diversa. Ad ogni sua frase percepivo il suo imbarazzo, il suo desiderio di aprirsi, quasi di esplodere. Ad ogni sua frase percepivo pensieri nascosti che somigliavano tanto ai miei. Ad ogni sua frase la sentivo avvicinarsi a me, e con ogni mia frase mi avvicinavo a mia volta. Ma c’era qualcosa in sottofondo, un brusio latente, qualcosa che non riuscivo a percepire chiaramente.
Poi ho finalmente capito: è come me. Ha le mie stesse aspirazioni, gli stessi sogni. Ha i miei stessi bisogni e conosce il modo giusto per soddisfarli. Siamo le due metà di una goccia d’acqua, che perse nell’immensità dell’oceano si cercano senza sapere l’una dell’esistenza dell’altra. E quando si trovano diventa tutto naturale, spontaneo, indispensabile.
Mi è mancata da subito, ancor prima di vederla. Ho sentito crescere impetuoso in me quel sentimento che solo pochi fortunati provano nella vita. E lo sentivo crescere anche in lei, con lo stesso ritmo, gli stessi tempi, le stesse sensazioni.
Vederla è diventato indispensabile, un bisogno primario. Ho guidato tre ore per raggiungerla, per starci insieme nemmeno mezzora. E’ stata la mezzora più lunga di tutta la mia vita e allo stesso tempo la più corta; sicuramente la più intensa. Il suo abbraccio racchiude un affetto tutto speciale, i suoi baci infondono tutto l’amore del mondo. Lasciarla andar via è stato come un pugno allo stomaco. Vederla andar via, la morte nel cuore.
Poi c’è stata la spiaggia. Arrivarci mano nella mano. Stare abbracciati sull’asciugamano, sferzati dal vento e tormentati dagli insetti, e non sentire null’altro che il reciproco calore. E poi l’abbraccio dei nostri corpi nudi, protetti da un involucro di metallo che sembrava una reggia.
Ed ora mi ritrovo con il cuore che scoppia d’amore senza poterglielo dare. Perché ho dovuto dirle addio. Ho dovuto obbligarmi a non sentirla più, violentandomi. Ma ad ogni squillo del telefono, ad ogni messaggio che arriva sul cellulare, il mio cuore ha un sussulto ed egoisticamente spero che sia lei. La voglia di sentirla è tanta. La voglia di vederla, immensa. La voglia di amarla, lacerante.
Io questa volta ho avuto la fortuna di incontrare la mia persona speciale. Siamo le due metà di una goccia d’acqua divise da un oceano di problemi, la mia piccola ed io.

 

Posted by on 24 novembre 2006 in Film, Riflessioni, Sogni

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Balla coi lupi

Ieri sera ero un po’ stanchino (come disse Forrest Gump al termine della sua “corsetta”) e me ne sono rimasto a casa. Ero assonnato, ma avendo pisolato di tanto in tanto durante la giornata, non lo ero abbastanza da mettermi a dormire troppo presto. Effettivamente avevo in corpo anche una buona dose di malinconia che mi ha fatto prendere la (non troppo difficile) decisione di violentarmi. Così mi sono rivisto Balla coi lupi.
Quando guardo un film solo soletto, nell’intimità protetta del mio piccolo soggiorno, mi immergo totalmente nella visione, incurante di tutto e tutti; mi faccio avvolgere e riempire dalle sensazioni di immagini e suoni, coinvolgendo (non so come) non solo vista e udito ma tutti e cinque i sensi. Mi succede la medesima cosa con la lettura di un libro, ma le sensazioni in questo caso sono diluite nel tempo quindi, in qualche modo, vengono stemperate, attutite, dilazionate, come fossero il pagamento rateale di un’emozione enorme.
Balla coi lupi è un film che dura la bellezza di 3 ore e 40 minuti (precisi precisi, ho controllato) ed è un crescere continuo di intensità narrativa ed emozionale. Parla di guerra, di onore, di amicizia, d’amore e di follia. Parla di popoli che si incontrano e si scontrano, si conoscono e si odiano, si cercano e si uccidono. Ma tra la generalità dei popoli vince l’unicità dei singoli. Ed è così che il tenente John J. Dunbar entra a far parte della tribù dei Sioux, conquistandoli con la sua onestà, la sua lealtà ma soprattutto con la sua violenta curiosità di conoscere il popolo pellerossa.
Ed è così che mi sono ritrovato a sfogare le sensazioni in eccesso, quelle che il mio corpo non riusciva a reggere, in un versamento di liquido trasparente dalle ghiandole lacrimali principali ed accessorie di cui il mio corpo è provvisto.
E’ accaduto quando Sisko (o forse si scrive Cisco, chissà) era a terra, con Shumani tatanka oh wha chi (“Balla coi lupi” in linguaggio Lakota, anche se non sono affatto certo di averlo scritto correttamente) chino su di lui che cercava di rassicurarlo.
E’ accaduto anche quando Due calzini rimaneva fermo nonostante gli sparassero addosso, perché vedeva il suo amico legato sul carro.
Ed è accaduto ancora quando Vento nei capelli ha urlato al cielo e alla terra la sua amicizia nei confronti di Balla coi lupi, mentre quest’ultimo lasciava l’accampamento per amore della (ormai) sua tribù.
A inizio film l’accumulo di emozioni non era ancora sufficiente a scatenare la fuoriuscita di liquidi, ma la cavalcata del tenente John Dunbar a pochi metri dalla linea sudista è incredibilmente epica ed allo stesso tempo romantica da far veramente accapponare la pelle.
Ed alla fine, sui titoli di coda, dopo essermi passato le mani sul viso per cancellare le prove, stavo bene.
Mi sono alzato dalla poltrona rossa, ho scelto una delle tante porte che danno sul corridoio e, dopo averne superato la soglia, l’ho richiusa alle mie spalle.

 

Posted by on 10 settembre 2006 in Film, Riflessioni

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