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Il fattore Va

Pubblicato su La voce del padrone.

Tutto si riduce ad una rappresentazione gaussiana.
La gaussiana, che non è affatto una procace abitante della fantomatica città di Gauss, ci insegna che la maggioranza di una popolazione statistica si attesta intorno alla media. Man mano che ci si allontana dalla media, la frequenza diminuisce con un andamento curvilineo discendente detto (appunto) gaussiano.
Con media, nel caso specifico, non si intende una serie di persone fatte con lo stampino, bensì quell’enorme ammasso di individui il cui equilibrio tra qualità e difetti si attesta intorno allo zero.
Supponiamo di assegnare ad ogni qualità un livello compreso tra zero (assenza totale) e infinito (individuo completamente intriso della qualità in oggetto). Ipotizziamo altresì di assegnare ad ogni difetto una scala simile, compresa sempre tra i valori zero (il difetto non esiste) ed infinito (accidenti se esiste).
Siano:

n=\text{numero di qualita'} \\ m=\text{numero di difetti}\approx n \\ Q_i=\text{livello della i-esima qualita'} \\ D_i=\text{livello del i-esimo difetto} \\ F=\text{valore umano dell'individuo in esame}

enunciamo qui di seguito la formula fondamentale per il calcolo di F:

\displaystyle F=\sum_{i=1}^{n}Q_i-\sum_{i=1}^{m}D_i

Ebbene, se prendessimo in esame un numero elevato di individui, rileveremmo senz’altro che la maggioranza degli F si attesta intorno allo zero. La frequenza dei valori ottenuti andrebbe a formare, come dicevamo, una rappresentazione grafica approssimata da una curva gaussiana.
Questo non significa certo che tutti gli individui con lo stesso valore di F siano uguali. Un valore pari a zero potrebbe essere originato da molti Q di livello medio/basso bilanciati da un D di livello altissimo. Certo, se questo D fosse la prerogativa dell’individuo in questione di puzzare come una scrofa, non sarebbe semplice da affrontare, ma una buona protezione olfattiva (leggi: maschera antigas) aiuterebbe a renderlo quasi gradevole, nell’eventualità che un corso intensivo di scrostamento e pulizia del corpo non fosse sufficiente a ridurre drasticamente il livello del D.
Un altro fra i tanti casi possibili di F uguale a zero è quello (rarissimo) in cui tutti i livelli di Q e D sono perfettamente identici. Ma in questo caso cambia moltissimo a seconda del livello, perché se un F=zero con i Q e D prossimi allo zero sarebbe sopportabile (per quanto probabilmente sciatto e infinitamente noioso), un F=zero con i Q e D prossimi all’infinito sarebbe senz’altro un individuo schizzofrenico e forse, proprio per questo, geniale.
Per ottenere quindi altri indicatori significativi si calcolano:

\displaystyle A=\sqrt{\dfrac{\sum_{i=1}^{n}(Q_i-F)^2}{n+m}}\Rightarrow\text{Indice di qualita'}

\displaystyle N=\sqrt{\dfrac{\sum_{i=1}^{n}(D_i+F)^2}{n+m}}\Rightarrow\text{Indice di deficienza}

Come avrete certamente già intuito, la somma di questi valori darà origine a C:

\displaystyle C=A+N

dove C è l’indice di schizzofrenia dell’individuo.
E’ inoltre calcolabile molto facilmente l’indice di miglioramento.
Data:

e=\text{Eta' dell'individuo espressa in ore}

l’indice di miglioramento U sarà ottenuto dalla formula:

\displaystyle U=\sqrt{\dfrac{(F \sqrt{A}-C \sqrt{N})^2}{e}}

Nota: è evidente che il valore di U per un individuo appena nato sia pari ad infinito. Del resto è inopinabile che il repentino passaggio da una sacca di liquido amniotico ad una culla con tutti i comfort sia un deciso passo avanti.
La speranza di miglioramento di una società è data dalla formula:

\displaystyle L=\sqrt{\dfrac{2 (F_m-C_m)}{e_m}}

dove:

F_m=\text{media dei valori umani di }F \\ C_m=\text{media dei valori di schizzofrenia} \\ e_m=\text{eta' media di vita del campione}

L’ultimo indice, la cui formula attende ancora dimostrazione, rappresenta la capacità di un individuo di prenderlo nel didietro dalla società senza soffrirne troppo o reagire in maniera inconsulta:

\displaystyle O=\dfrac{L}{F*C}

Come il lettore potrà facilmente dimostrare da se, l’individuo noioso di cui si parlava poc’anzi si troverà il traforo del Monte Bianco al posto del deretano.
Infine, moltiplicando fra loro gli indici finora presentati, si ottiene il valore del fattore Va, ovvero la potenza dell’epiteto con cui gli individui che hanno letto fino alla fine il mio trattato (ma con buona probabilità anche coloro i quali si sono rotti prima i maroni) vorrebbero apostrofarmi:

\displaystyle\pmb{V_a=F*A*N*C*U*L*O}

 

Posted by on 7 novembre 2006 in Riflessioni, Risate

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