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Tag Archives: Solitudine

Futurando

Questa storia comincia domani.
Sarà un giorno meraviglioso, pieno di piacevoli sorprese e interessanti novità.
Prenderò tutte le decisioni giuste e pronuncerò sempre discorsi assennati e non avrò bisogno di preoccuparmi che la gente mi fraintenda, perché ogni mia parola sarà cristallina.
Quando uscirò di casa, ci sarà un tiepido sole che scalderà le mie membra senza farmi sudare.
Tutte le persone che incontrerò sorrideranno, perché non avranno alcun motivo per non farlo. Nessun timore, nessuna difesa necessaria. Tutti saranno sereni e felici, perché la vita è bella e niente può turbarla quando fai la cosa giusta.
Volgerò loro un saluto sconosciuto e non mi daranno del pazzo. Invece saluteranno di rimando, con sguardo caldo e solare, colmo di gioia.
Incontrerò famiglie felici, bimbi vocianti, scolaresche in gita, mamme indaffarate e padri con un bimbo sulle spalle.
Il fornaio sarà gentile, il macellaio racconterà una fantastica barzelletta mentre serve una cliente, il benzinaio mi scucirà 50€ per il pieno, ma lo farà con un radioso sorriso sotti i voluminosi baffi.
Mi fermerò davanti alle strisce pedonali attraversate da una ragazza bellissima. Si girerà verso di me sfoderando un incantevole sorriso e mi ringrazierà posando su di me lo sguardo dei suoi luminosissimi occhi verdi incorniciati da meravigliosi riccioli castani. E così, dopo avermi regalato inconsapevolmente qualche attimo di felicità, proseguirà per la sua strada.

Ed io sorriderò.

Domani.

 

Posted by on 19 aprile 2010 in Vaneggiamenti

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Siamo soli

Immagine pubblicata su gentile concessione (non ancora richiesta) di ObbyCosì canta Vasco. E non a torto.
Diciamocelo chiaramente: alla fine dei conti siamo soli e non sprofonderemo nel pessimismo cosmico ad ammetterlo.
Quasi (il quasi è d’obbligo) tutti abbiamo intorno tante persone: genitori, marito o moglie, figli, parenti vari, amici irl (ndr: in real life) e amici in rete. Queste persone partecipano alla maggior parte della nostra vita. Con loro condividiamo gioie e dolori, ci inumidiamo le spalle a vicenda, ci sentiamo al telefono, beviamo qualcosa al bar. Con alcuni (alcune, nel mio caso, e non contemporaneamente, ahimé) di loro facciamo persino l’amore, uno dei gesti di condivisione più intimi in assoluto.
Ma queste persone conoscono tutto del nostro vero essere? Dopo che abbiamo pianto sulle loro spalle, quando tornano alla loro vita, con chi rimaniamo se non con noi stessi?
E non pensate che questa sia una cosa meravigliosa?
Si, perché dopotutto lo stare in solitudine non è altro che vivere un momento di intimità profonda, la più profonda immaginabile, quella che non concederemmo (si, “concederemmo” e non “concederemo”, perché nel futuro chissà mai che non cambi idea) mai a nessuno.
In questi momenti scatta l’autocritica, il punto della situazione, anche la dietrologia (che la politica ci dice essere cosa cattiva). Scattano persino i “cosa – se”, stimolando i pigri neuroni a creare nuove e ardite connessioni sinaptiche che mai avremmo sperato di ottenere. E un cervello umanisticamente attivo, si sa, facilita la socializzazione.
Visto? Alla fine di questo fiume incontrollato di pensieri sono giunto ad una conclusione rivoluzionaria: accettare e vivere la solitudine aiuta la vita sociale. Una patologia che si cura da sé semplicemente accettandone l’esistenza e coltivandola!
Incredibile. Vincerò un Nobel? Sicuramente nemmeno una copia contraffatta del Mongolino d’Oro.
E’ bello sapere di poter godere della compagnia di chiunque abbia voglia di starci accanto. Lo è altrettanto essere consapevoli che la solitudine è lo stato fondamentale della nostra vita.
E goderne…

 

Posted by on 27 settembre 2006 in Riflessioni

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