RSS

Tag Archives: Vita

Futurando

Questa storia comincia domani.
Sarà un giorno meraviglioso, pieno di piacevoli sorprese e interessanti novità.
Prenderò tutte le decisioni giuste e pronuncerò sempre discorsi assennati e non avrò bisogno di preoccuparmi che la gente mi fraintenda, perché ogni mia parola sarà cristallina.
Quando uscirò di casa, ci sarà un tiepido sole che scalderà le mie membra senza farmi sudare.
Tutte le persone che incontrerò sorrideranno, perché non avranno alcun motivo per non farlo. Nessun timore, nessuna difesa necessaria. Tutti saranno sereni e felici, perché la vita è bella e niente può turbarla quando fai la cosa giusta.
Volgerò loro un saluto sconosciuto e non mi daranno del pazzo. Invece saluteranno di rimando, con sguardo caldo e solare, colmo di gioia.
Incontrerò famiglie felici, bimbi vocianti, scolaresche in gita, mamme indaffarate e padri con un bimbo sulle spalle.
Il fornaio sarà gentile, il macellaio racconterà una fantastica barzelletta mentre serve una cliente, il benzinaio mi scucirà 50€ per il pieno, ma lo farà con un radioso sorriso sotti i voluminosi baffi.
Mi fermerò davanti alle strisce pedonali attraversate da una ragazza bellissima. Si girerà verso di me sfoderando un incantevole sorriso e mi ringrazierà posando su di me lo sguardo dei suoi luminosissimi occhi verdi incorniciati da meravigliosi riccioli castani. E così, dopo avermi regalato inconsapevolmente qualche attimo di felicità, proseguirà per la sua strada.

Ed io sorriderò.

Domani.

 

Posted by on 19 aprile 2010 in Vaneggiamenti

2 Comments

Tags: , , , ,

Un volo pindarico

Pubblicato su La voce del padrone.

L’acqua è la fonte primaria di sostentamento per la stragrande maggioranza degli animali pluricellulari presenti sulla terra. E’ una fonte naturale, teoricamente inesauribile, praticamente in esaurimento. È insapore, inodore, incolore.
Il pane è la fonte di sostentamento più importante, dopo l’acqua, per tutto il genere umano. E’ una fonte derivata, neppure troppo semplicemente, dalla lavorazione di diversi elementi naturali, quali acqua, grano, sale. È saporitissimo, emana dei profumi fantastici in cottura, può assumere diverse colorazioni a seconda degli ingredienti, della preparazione, dei tempi di cottura. Ci sono voluti secoli di perfezionamento, fin dalla preistoria, quando gli uomini pestavano le ghiande per ottenere una farina da cui preparare un pane simile ad una focaccia, perché arrivassimo al pane che conosciamo oggi. Con l’introduzione della lievitazione da parte dei babilonesi, perfezionata poi dagli egizi. Con l’aggiunta di altri ingredienti, come il sale e l’olio, e l’istituzione dei primi forni da parte dei greci. Con l’opera di diffusione operata dai Romani, che probabilmente diedero i natali al pane che conosciamo oggi. Il periodo del Rinascimento diede poi l’ultima spinta così che il pane divenisse l’alimento più diffuso in tutti e tre i mondi. Beh… almeno nel primo e nel secondo.
Il pane e l’acqua insieme costituiscono gli alimenti convenzionalmente elevati a minimo pasto utile al sostentamento di un essere umano. Anche di un cane, in effetti. Figuriamoci poi di un topo. L’espressione “a pane e acqua” è universalmente conosciuta e riconosciuta; la pratica del cibarsi di questi due soli alimenti viene sovente assegnata come tortura o punizione, scelta come penitenza, usata come mezzo per l’elevazione dello spirito. In tutti i casi comunque, l’alimentarsi con i soli pane ed acqua è definito come un sacrificio. Tranne che per Pannella; per lui il sacrificio sono un caffè e una pasta la mattina a colazione.
Il pane inoltre, in quanto alimento dipendente dalla disponibilità delle materie prime che lo compongono, ha attraversato le diverse epoche adattandosi alle necessità degli uomini. Quelle alimentari perlomeno. Così nel medioevo la povera gente era costretta a preparare il pane con l’orzo e il farro, perché non potevano certo permettersi il costosissimo frumento. Spesso la mancanza di alimenti non è stata globale, bensì localizzata ad alcune regioni; il pane originario di Perugia viene preparato senza l’uso del sale a causa del fatto che, per un lungo periodo di tempo, nella Perugia medioevale ci fu un aumento vertiginoso delle imposte sul sale, che causarono alla fine una rivolta della popolazione (passata alla storia come Guerra del Sale), sedata dalle truppe del pontefice Paolo III, il quale, a seguito di questa guerra, diede inizio alla costruzione della splendida Rocca Paolina.
Oggi siamo abituati all’abbondanza di ogni bene. Ci lamentiamo se al supermercato non troviamo almeno due marche diverse di farina, perché siamo convinti sia nostro inviolabile diritto scegliere quella che riteniamo, a torto o a ragione, la migliore, per poi renderci conto che puzza di topo morto e ne porta lo stesso sapore. Però che diamine, l’abbiamo scelta noi.
Ma cosa succederebbe se domani venisse a mancare uno degli ingredienti? E se ne mancasse più d’uno? Meglio ancora, cosa accadrebbe se non potessimo cuocere (e quindi cucinare) più nulla?
Lo so, sembra un’eventualità impossibile, eppure la storia ci insegna che le cose impossibili tendono a smentire la loro natura più spesso di quanto non crediamo. Personalmente avrei ritenuto impossibile vedere una mortadella al governo, ma tant’è.
Il clima mondiale sta cambiando. Alcune specie animali sono in via d’estinzione, altre sono già estinte. Anche la flora subisce il cambiamento senza apparenti lamentele; certo, da una begonia gigante del Brasile non ci si aspetta mica una manifestazione di piazza. Dallo strato di permafrost in assottigliamento si stanno liberando le sacche di metano imprigionate da centinaia di migliaia di anni, incrementando l’effetto serra che ne provoca la liberazione, alimentando così un circolo vizioso che, nel peggiore dei casi, cambierà radicalmente la composizione della nostra atmosfera. Anche le profondità marine hanno il loro simpatico strato di permafrost, che conserva sacche di metano e mantiene stabili le placche continentali; un suo assottigliamento potrebbe provocare immani catastrofi. Ma l’uomo generalmente non è lungimirante e vede ben poco al di là del suo spazio vitale; l’importante è poter uscire di casa, prendere la propria automobile, recarsi al proprio ristorante preferito e ordinare una bella bistecca al sangue, ma che provenga da allevamenti biologici per carità!
Chissà, forse un domani ci renderà felici la semplice consapevolezza che al pranzo della domenica verrà servita una razione abbondante di pane e acqua, ma è un domani che mi auguro di non arrivare a conoscere.

 

Posted by on 5 ottobre 2006 in Riflessioni

Leave a comment

Tags: , , ,

Canzone quasi d’amore

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
per raccontarti il vuoto che al solito ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,
giocando coi miei giorni,
col tempo.
O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti,
o che “per le mie navi son quasi chiusi i porti”;
io parlo sempre tanto ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita,
costretta come dita
dei piedi.
Queste cose le sai perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali;
perché siam tutti soli ed è nestro destino
tentare goffi voli d’azione o di parola,
volando come vola
il tacchino.
Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d’orgoglio, mi commuove il tuo seno,
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c’è una vita sola, non ne sciupiamo niente
in tributi alla gente,
o al sogno.
Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell’energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato,
vestendo abiti lisi buoni ad ogni evenienza,
inseguendo la scienza
o il peccato.
Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia;
perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni,
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri,
coglioni.
Ma dove te ne andrai, ma dove sei già andata?
ti dono, se vorrai, questa noia già usata,
tienila in mia memoria ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro
non vale.
D’altra parte lo vedi, scrivo ancora canzoni,
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d’aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare,
grattarsi.

Francesco Guccini

 

Posted by on 30 settembre 2006 in Canzoni, Poesie

Leave a comment

Tags: , , ,

Siamo soli

Immagine pubblicata su gentile concessione (non ancora richiesta) di ObbyCosì canta Vasco. E non a torto.
Diciamocelo chiaramente: alla fine dei conti siamo soli e non sprofonderemo nel pessimismo cosmico ad ammetterlo.
Quasi (il quasi è d’obbligo) tutti abbiamo intorno tante persone: genitori, marito o moglie, figli, parenti vari, amici irl (ndr: in real life) e amici in rete. Queste persone partecipano alla maggior parte della nostra vita. Con loro condividiamo gioie e dolori, ci inumidiamo le spalle a vicenda, ci sentiamo al telefono, beviamo qualcosa al bar. Con alcuni (alcune, nel mio caso, e non contemporaneamente, ahimé) di loro facciamo persino l’amore, uno dei gesti di condivisione più intimi in assoluto.
Ma queste persone conoscono tutto del nostro vero essere? Dopo che abbiamo pianto sulle loro spalle, quando tornano alla loro vita, con chi rimaniamo se non con noi stessi?
E non pensate che questa sia una cosa meravigliosa?
Si, perché dopotutto lo stare in solitudine non è altro che vivere un momento di intimità profonda, la più profonda immaginabile, quella che non concederemmo (si, “concederemmo” e non “concederemo”, perché nel futuro chissà mai che non cambi idea) mai a nessuno.
In questi momenti scatta l’autocritica, il punto della situazione, anche la dietrologia (che la politica ci dice essere cosa cattiva). Scattano persino i “cosa – se”, stimolando i pigri neuroni a creare nuove e ardite connessioni sinaptiche che mai avremmo sperato di ottenere. E un cervello umanisticamente attivo, si sa, facilita la socializzazione.
Visto? Alla fine di questo fiume incontrollato di pensieri sono giunto ad una conclusione rivoluzionaria: accettare e vivere la solitudine aiuta la vita sociale. Una patologia che si cura da sé semplicemente accettandone l’esistenza e coltivandola!
Incredibile. Vincerò un Nobel? Sicuramente nemmeno una copia contraffatta del Mongolino d’Oro.
E’ bello sapere di poter godere della compagnia di chiunque abbia voglia di starci accanto. Lo è altrettanto essere consapevoli che la solitudine è lo stato fondamentale della nostra vita.
E goderne…

 

Posted by on 27 settembre 2006 in Riflessioni

3 Comments

Tags: , ,

Ultimo viaggio

Ho fatto un viaggio. L’ultimo, in un certo senso.
Ho volato sul mare ma non l’ho visto, perché il temporale me lo ha impedito. Non mi ha però impedito di godere una splendida alba sopra le nubi.
Ho osservato altri viaggatori, nell’immensa stazione, affannarsi a trovare una direzione, mentre aspettavo di prendere la mia.
Ho sceso le scalette del treno senza sentirmi a destinazione. Ho cercato i visi noti tra le facce anonime che attendevano sul marciapiede. Solo dopo l’abbraccio di chi mi attendeva ho provato quella meravigliosa sensazione di essere arrivato, di essere a casa.
Ho ripercorso le strade che vidi per la prima volta oltre due anni fa e mi sono nuovamente estasiato nel godere delle imperfezioni dei muri, degli effetti del tempo su di essi, dei balconi che non cadono a pezzi solo per l’ingenua volontà di chi ci tiene il suo piccolo giardino: qualche fiore rosso, una piantina di basilico, quel tulipano che non vuol saperne di sbocciare.
Ho visto colori che non rivedrò più. Ho cercato di catturarli in tante istantanee digitali, ma le nuvole e la modestia dei mezzi non hanno reso che un’infinitesima parte di quanto i miei occhi hanno ammirato.
Ho sentito i profumi esaltati dalla pioggia insistente: quello del muschio sui muri in pietra larghi quanto un corridoio, quello dell’aria fresca della sera che filtra dalle enormi persiane, quello delle candele e delle essenze che riempiono l’unica stanza che funge da soggiorno, da cucina, da camera da letto e da studio.
Ho goduto dell’abbraccio sincero della mia ospite, un abbraccio che ha bisogno solo di se stesso per darsi un senso, un abbraccio che racchiude tutto il bene del mondo. Mi ci sono cullato e ho sognato non finisse mai quello stato di quiete e serenità che infondeva in me il suo respiro sul mio petto.
Ho ascoltato il silenzio nella casa che mi ha ospitato per la quinta ed ultima volta. Ho inspirato a pieni polmoni prima di lasciarla. Ho percorso con lo sguardo tutte le pareti del piccolo monolocale per imprimerle nella mia mente; le ricordavo proprio così ed è così che le ricorderò ancora.
Perugia è proprio una bella città. Ma d’ora in avanti, per me, lo sarà un po’ meno.

 

Posted by on 21 settembre 2006 in Riflessioni

1 Comment

Tags: , , , , ,

Amici miei

Quanti amici avete?
E’ una domanda ricorrente, ma profondamente egoista e, se vogliamo, completamente sbagliata. Ci si preoccupa tanto di avere degli amici che non ci si occupa affatto di essere un Amico.
Eh si, perché un Amico non si aspetta nulla dall’altro, ma fa di tutto per lui, senza bisogno che gli venga chiesto. E se gli viene chiesto fa il doppio, perché l’Amico che chiede è un Amico disperato.
Amicizia è impegno gravoso quanto appagante; essere un Amico è dare se stessi, avere degli amici è prendere per se stessi.

 

Posted by on 11 settembre 2006 in Riflessioni

3 Comments

Tags: ,

Malinconia puttana

Prendi una sera a cena con gli amici. Cerchi di concentrati su ciò che vedi e senti, ma tu non ci sei. La tua presenza fisica è certa, ma i tuoi pensieri sono altrove. Vagano in cerchio, spesso intorno al nocciolo del problema che ti affligge, senza riuscire a coglierlo e affrontarlo. Non sei triste e non sei felice. Non sei sereno ma neppure sei inquieto. In una parola: sei malinconico.
Ma cos’è la malinconia? Non è sicuramente una malattia da combattere. Tanti la temono più della lebbra, molti le sfuggono correndo come dannati, alcuni la affrontano, pochi la “vivono”. Personalmente ritengo sia un’arma a mia disposizione piuttosto che uno stato d’animo da combattere. Si, perché credo fermamente che la malinconia sia la mia arma contro la tristezza e lo sconforto, ma soprattutto contro l’inquietudine e l’oscurità.
La malinconia è una zona d’ombra, un limbo, un corridoio sempre aperto tra l’oscurità e la serenità; ci si può passare in qualunque momento e quando ci sei dentro puoi andare dove ti pare, perché è un corridoio con molte porte e tutte queste porte sono socchiuse. A volte arriva qualcosa o qualcuno che ne spalanca qualcuna e ne chiude qualcun’altra, ma mai con la chiave; è sufficiente girare la maniglia per riaprirla.
Come si può temere un corridoio? I corridoi ci regalano la possibilità di scegliere la stanza in cui entrare; ci danno anche la possibilità di guardare dal buco della serratura se vogliamo, oppure dallo spiraglio lasciato dalla porta socchiusa. Abbiamo tutto il tempo di decidere dove andare, quando stiamo nel corridoio.
Si può fuggire da un corridoio? Certo, basta muovere le gambe, metterle una davanti all’altra in rapida successione e scegliere una direzione. Ma quando si corre si ha poco tempo per decidere e la soglia che si supera potrebbe non essere quella giusta o, semplicemente, potrebbe non essere la migliore.
E affrontarlo? Accidenti, come si può affrontare un corridoio? Ma soprattutto come lo si può vincere? Certo, ci si potrebbe munire di un grosso martello e abbattere tutte le pareti del corridoio, così vedremmo cosa offre ogni stanza. Ma non ci sarebbero più le porte, quindi non avremmo fatto altro che creare un corridoio più grande. In un luogo grande, si sa, è molto più facile perdersi.
Perché allora non fermarsi un po’ in questo corridio? C’è un bel distributore di bibite sulla destra che offre tutto quello che desideriamo e c’è perfino una macchina del ghiaccio per rinfrescarle in caso di necessità. Al centro c’è una grande poltrona in pelle rossa, non proprio nuovissima, e appeso al muro di fronte si può ammirare un poster che raffigura una spiaggia tropicale; ci sono le palme, la sabbia bianchissima, l’acqua di un celeste accecante e qualche uccello che svolazza beato. Ogni tanto passa qualcuno nel corridoio. Se non è uno dei “corridori”, si riesce a scambiare addirittura qualche parola. Se si è davvero fortunati, ti chiede di fargli un po’ di spazio sulla poltrona e si siede con te a godere l’immagine offerta dal vecchio poster, ad assaporare l’aria del corridoio, a trasmetterti le sue impressioni e ad assorbire le tue. Ad un certo punto uno dei due si alzerà e sceglierà una porta, quella giusta per quel momento, sicuramente. A volte capita che ci si alzi contemporaneamente e si superi insieme la stessa soglia; è indescrivibile quanto sia meraviglioso e appagante. Ma questo è un evento raro quanto una goccia d’acqua dolce in un oceano.
La malinconia può darti tutto quello che vuoi e prenderti tutto ciò che hai.
Proprio come una puttana.

 

Posted by on 4 settembre 2006 in Riflessioni

2 Comments

Tags: ,